Il Kappa,

Postato il January 18th, 2007 in Il Cercatore by Luca Mandolesi
La bellezza di seguire un corso di laurea in "Filosofia" è quella di poter analizzare temi che, a prima vista, sembrano del tutto inutili o quantomeno superflui per scoprire quanto poi, in effetti, nel corso della storia della civilizzazione occidentale e, perchè no, mondiale, siano fondanti e fondamentali. Recentemente in vista della preparazione del prossimo esame in Filosofia e problemi dell’intersoggettività che ha come titolo  " Il mare e le sue metafore" ho iniziato a cercare qualche collegamento esterno che potesse rendere ancora più interessante il racconto (i lettori del blog potranno ricordare che tempo fa, pubblicai un post scritto dal professore che teneva il corso).

L’idea portante è quella di andare ad analizzare il mare, il fiume, l’acqua, come luogo di meditazione, come ritrovo di mitologie che non fanno che rappresentare la cultura che le ha create. A partire dalle sirene, si percorre la strada del progresso per arrivare ai giorni nostri. Partendo da Omero si raggiungono autori famosi del calibro di Joyce, Eliot, Conrad per fare un salto alla cinematografia attuale e perchè no alle lucide e acute parole di Peter Sloterdijk. Nel corso si analizzano i miti occidentali, quelli che hanno portato la nostra civilità a preferire  il Nous, il logos, la ragione il mondo maschile (Rappresentato al tempo come maschile) rispetto al canto, al sentimento, all’emozione e, più in la, perchè no, la seduzione.

Io sono andato alla ricerca di qualche mito un pò più lontano, qualcosa che fosse del tutto distante dalla nostra cultura per cercarvi qualche punto di contatto o, quantomeno, raccontare un’altra bella storia.

Si narra che nel paese del Sol Levante, il Japon, Giappone, per noi abitanti del ventunesimo secolo, una creatura simile all’uomo, ma caratterizzata da deformazioni mostruose descritta come bipede con arti palmati e dotati di tre dita terminanti ad uncino, con il dito centrale molto più lungo, dimori nei fiumi del paese. La sua pelle è bruna,lucida e liscia, la testa sottile, le orecchie di forma triangolare e grandi. Sulla testa porta uno strano "cappello con quattro aghi", e il suo naso sembra una proboscide che termina dietro le spalle, dove si allaccia ad una gobba a forma di cassetta. Le descrizioni in realtà variano da paese a paese e da periodo a periodo ma, diciamo che, nella stragrande maggioranza dei casi, la loro forma è simile a quella dei bambini sebbene i loro corpi assomiglino di piu a quelli delle scimmie o delle rane. Generalmente, nelle immagini che sono state ritrovate, il colore del loro corpo è verde, giallo o blu.

Il carattere di questa creatura è ambiguo, a volte sembra un semplice e scherzoso abitante delle acque che, per divertirsi emette rumorose flatulenze per spaventare e imbarazzare gli abitanti del luogo ma, a volte, compie atti più gravi come rubare il raccolto o violentare le donne per arrivare addirittura a cibarsi di uomini e in special modo bambini, di cui vanno particolarmente ghiotti. Per nutrirsi delle proprie vittime i Kappa succhiano l’essenza vitale, le interiora, direttamente dall’ano.

Caratteristica fondamentale di questo essere è la sua profonda curiosità verso la vita cittadina, difatti comprendono il giapponese e spesso sfidano gli uomini a gare di scacchi e perchè no qualche incontro di sumo. Si narra infatti che la loro curiosità per la vita umana, quella urbanizzata, o quantomeno sociale, li spinga anche a trovare amici fra gli uomini. Difatti, questi esseri pur con i loro difetti hanno una profonda condotta e si trovano costretti spesso a servire gli uomini causa una promessa fatta. La promessa si sa è sacra ed una volta stipulata non può essere ritirata, ecco perchè a volte capita che un umano dalla perspicacia eccelsa li riesca a raggirare forzandoli ad una schiavitù.

Come ogni creatura mitologia, infatti, anche il Kappa ha dei punti deboli e se, abbiamo già parlato del suo senso del dovere, dobbiamo anche raccontare in che modo questi vengano sconfitti in caso di contrasti. Sulla sommità della loro testa vi è una cavità dove è contenuta dell’acqua che, se svuotata, li uccide inesorabilmente.

Il kappa deriva la sua forza incredibile da questo foro pieno d’acqua e chiunque ne affronti uno può sfruttare questa debolezza semplicemente facendo in modo che il kappa rovesci l’acqua dalla sua testa. Un metodo sicuro è di appellarsi al profondo senso di etichetta del kappa, dato che questo non può non ricambiare un profondo inchino, anche se rischia di rovesciare l’acqua dalla testa.

Ci sono diverse teorie sull’origine dei kappa nel mito giapponese. Una possibilità è che si siano sviluppati dall’antica pratica giapponese di far galleggiare i feti di bambini nati morti lungo i fiumi e torrenti. Un’altra teoria è che i kappa vennero inventati per spiegare l’ano ingrossato comune nelle vittime di annegamento. Il nome "kappa" potrebbe essere derivato dal termine per la "veste" usata dai monaci portoghesi arrivati in Giappone nel XVI secolo; questi chiamavano il loro abito una capa e l’aspetto dei monaci non è dissimile da quello di questi spiriti giapponesi, dal loro mantello sciolto, simile ad un guscio alla tonsura dei capelli. L’etimologia più antica del nome giapponese tuttavia fa pensare che in origine il termine significasse "creature o uomini dei corsi d’acqua" (è attestata infatti anche la versione kawappa).

Un mito come tanti qualcuno potrebbe dire o, forse, una mezza storiella da raccontare ma come ho detto prima, sempre una bella storia.

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2 Idee to 'Il Kappa,'

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  1. il Doc said,

    on January 19th, 2007 at 3:33 pm

    C’è un racconto di Akutagawa intitolato Kappa, ma non erano così crudeli e avevano una tasca nella pancia dove potevano mettere le sigarette: http://en.wikipedia.org/wiki/Akutagawa_Ryunosuke


  2. on January 19th, 2007 at 4:33 pm

    ho trovato che esistono varie tipologie di kappa :P

    sto continuando a leggere :P

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